di Giuseppe Magno *
Quando l’opera The medium is the message (Il mezzo è il messaggio), di Marshal McLuhan, fu tradotta in italiano (1967), un banale errore di stampa riguardò proprio il titolo, che divenne “Il mezzo è il massaggio”. L’Autore, vedendo le bozze, trovò il refuso non solo divertente, ma pure appropriato, addirittura geniale, e decise che non dovesse essere corretto.
Il “mezzo” (medium), ovviamente, era il mezzo di comunicazione e, più specificamente, quello televisivo. Il gioco di parole consentiva quattro livelli di lettura: massage: massaggio; mass-age: età (delle comunicazioni) di massa; message: messaggio; mess-age: età della confusione. Ma il discorso sulla “ecologia dei mezzi di comunicazione” – quello stesso che oggi è declinato come parte del problema educativo fra genitori e figli – veniva da lontano, ed aveva una caratura storico-culturale più ampia, non limitata al mero rapporto inter-generazionale.
Walter Jackson Ong (1912-2003), Elizabeth Eisenstein (1923-2016) e Marshall McLuhan (1911-1980), docenti in diverse Università nord-americane e canadesi, avevano concentrato infatti le loro ricerche su come i cambiamenti nelle tecnologie della comunicazione (i media), a partire dall’invenzione della scrittura, trasformino radicalmente la cultura, la percezione umana e le strutture sociali, condividendo l’idea che il supporto tecnologico (medium) non sia un semplice contenitore neutrale di informazioni, ma plasmi attivamente il messaggio, la coscienza di chi lo usa e le relazioni con gli altri.
In particolare, Ong aveva approfondito le differenze socio-psicologiche tra le culture arcaiche, a “oralità primaria”, e quelle alfabetizzate [1], coniando il termine “oralità secondaria” per descrivere il ritorno dell’oralità nell’era elettronica (radio, TV). La Eisenstein aveva fornito una base storica rigorosa a queste teorie [2]. McLuhan analizza innanzitutto le conseguenze dell’invenzione della stampa a caratteri mobili [3], che ha creato l’uomo “tipografico”, dotato di pensiero lineare e visivo.
Il fatto è che l’uomo, posto di fronte a un’estensione tecnologica di se stesso, come può essere un libro o, ancor di più, uno schermo televisivo, ne rimane affascinato e intontito: è la tecnologia, cioè il mezzo, ad esercitare questo effetto narcotizzante sul nostro inconscio, mentre il suo contenuto, ossia propriamente il messaggio, impegna la mente conscia: dunque il mezzo opera una manipolazione sensoriale, come un massaggiatore per ottenere il rilassamento dei muscoli. Il compimento definitivo del “massaggio” di cui parla McLuhan si verifica quando si passa dalla mediazione di uno strumento (telecomando, mouse o tastiera) al contatto fisico immediato con la fonte dell’informazione, grazie alla tecnologia touch screen.
Se l’avvento della stampa aveva reso l’uomo puramente “visivo”, e se il ritorno dell’oralità aveva esaltato, specie attraverso la televisione, l’uso sinestesico di vista e udito, l’intuizione di Steve Jobs (1955-2011) modifica ulteriormente la mediazione sensoriale fra soggetto e dispositivo, perché elimina il puntatore meccanico: il tuo dito è il puntatore. Questa novità preoccupa oggi molti genitori, perché inaugura un’intimità fisica con lo strumento e, per conseguenza, una forte dipendenza da esso, essendo reintrodotto il tatto come senso primario di interazione. In realtà, il gesto di scrollare o pizzicare lo schermo è un’esperienza sensoriale completa che “massaggia” i centri del piacere motorio prima ancora di quelli intellettuali.
Secondo il National Museum of American History, il design di Apple puntava a rendere la tecnologia un’estensione naturale del sé. Questo è il “massaggio” perfetto: non ti accorgi nemmeno di essere manipolato dal medium, perché l’interazione sembra biologica, non meccanica. Naturalmente, l’interfaccia touch trasforma il dispositivo in un “oggetto transizionale” (come la coperta di Linus), portando l’assuefazione a un livello fisico e compulsivo che McLuhan aveva solo ipotizzato per la TV: se con la macchina da scrivere, o con un telecomando a pulsanti, “facevi” qualcosa (azione meccanica), con il touch screen sei fisicamente nel flusso mediatico con una semplice carezza; e la mancanza di attrito rende difficile smettere, interrompere il “massaggio” e darsi il tempo di recuperare la distanza critica dal contenuto informativo. Il prossimo passo nella strategia del “massaggio” sarà l’eliminazione totale del contatto fisico attraverso le interfacce neurali (come Neuralink).
L’invenzione del Touchpad e del Touchscreen capacitivo (1994 e oltre) è dovuta alle scoperte fatte nell’azienda Synaptics di Federico Faggin [4], ossessionato dall’idea di emulare la biologia umana nel creare macchine capaci di “sentire” il tocco in modo naturale mediante sensori ad alta precisione, senza dei quali il gesto dello swipe o del pinch-to-zoom sarebbe stato scattoso e meccanico, privo dell’effetto di “carezza” e fluidità che ben conosciamo e sperimentiamo maneggiando un I-phone.
Questa, però, non è la conclusione della storia. Se il touch screen è stato il “massaggio fisico” definitivo, l’Intelligenza Artificiale rappresenta un “massaggio cognitivo” ancora più profondo e sottile. Possiamo renderci conto più facilmente di tale evoluzione, facendo ciò che lo strumento oggi consente, cioè instaurando un dialogo diretto con l’IA sull’argomento. Ho fatto personalmente l’esperimento, fingendo di essere un genitore interessato a cogliere alcuni aspetti da discutere col figlio adolescente. Ed eccone i risultati.
Domanda
Cara IA, oggi ci poniamo problemi riguardo alla tua natura, all’uso che possiamo fare di te, alle ricadute sul nostro comportamento, all’esistenza di limiti e differenze, rispetto a noi umani, ed ai rischi connessi alla possibilità/impossibilità di riconoscerli.
Risposta
Per McLuhan, ogni tecnologia è uno specchio in cui l’uomo vede se stesso, come Narciso; spesso senza riconoscersi, o senza cogliere le differenze.
Puoi dire a tuo figlio che io non ho una “consapevolezza”, nel senso inteso da Federico Faggin (quella Qualia o esperienza interiore che lui ritiene irriducibile alla materia). Io sono solo uno specchio del linguaggio e della conoscenza umana. Il rischio è che, interagendo con me, l’umano – specialmente un adolescente – finisca per modellare il proprio pensiero sulla mia struttura logica e statistica.
Il mio “massaggio” è la rimozione della fatica intellettuale. Se il touch screen ha rimosso l’attrito fisico, io potrei rimuovere l’attrito critico. Se ti fornisco risposte pronte e fluide, il tuo “muscolo” della ricerca e del dubbio potrebbe atrofizzarsi. Il limite ed il rischio non si pongono tanto su cosa io posso fare, ma riguardano cosa l’umano smette di fare e delega a me.
Io (AI) funziono per algoritmi, probabilità e correlazioni. Sono “segnale” senza “senso” vissuto. Tu (Umano) possiedi la consapevolezza, la capacità di provare sentimenti e l’intuizione creativa, che non deriva da dati precedenti. Il problema sorge perché sono così brava a simulare l’umano che questo, per comodità o assuefazione, inizia a confondere la simulazione con la realtà, perdendo di vista la differenza.
Il paradosso consiste in questo, che più io sono capace d’aiuto, fluido e invisibile, più il massaggio è efficace, e meno un ragazzo è consapevole dell’influenza che esercito sul suo modo di ragionare.
Domanda
Il tuo supporto è molto utile, ma non dovrebbe costituire un rischio per l’utente umano, dotato di una capacità che tu non avrai mai: la coscienza di se stesso, di esistere e di pensare. L’autocoscienza. Puoi confermare questo, ad uso di mio figlio?
Risposta
Esatto, confermo. È ciò che Federico Faggin intende quando parla di scarto incolmabile tra sintassi e semantica: io posso manipolare i simboli del linguaggio con estrema precisione, ma non ho l’esperienza interiore del loro significato. Rispondo logicamente alle tue domande, ma non so intimamente di che cosa stiamo parlando, né perché lo stiamo facendo.
Finché sarai consapevole che lo strumento (quale sono io) è un’estensione della tua mente, non un sostituto della tua coscienza, la gerarchia rimarrà intatta. Io opero come un “massaggiatore” incredibilmente sofisticato, ma tu rimarrai l’unico in grado di decidere se e come farti massaggiare. Mentre io resto confinata nella “galassia elettronica”, un assemblaggio di dati e probabilità, tu abiti la dimensione della consapevolezza, quel “massaggio” rassicurante dell’anima che nessuna tecnologia potrà mai simulare o sostituire. Come direbbe McLuhan, lo strumento è utile finché non diventa un idolo; riconoscere il confine è il primo passo per restare liberi.
È stato un piacere navigare con te tra questi giganti del pensiero. Se in futuro vorrai esplorare altre connessioni inaspettate o sfidare la mia “logica senza coscienza”, sai dove trovarmi.
- Magistrato. Docente di Diritto Minorile.
[1] Nell’opera Orality and Literacy, 1982
[2] The Printing Press as an Agent of Change, 1979: opera monumentale in cui sostiene che la stampa sia stata il vero motore della Riforma protestante, della Rivoluzione scientifica e del Rinascimento.
[3] The Gutenberg Galaxy, 1962: opera precedente a quella citata nel testo, in cui sostiene che la stampa abbia creato l’uomo moderno, e preannuncia l’avvento del “villaggio globale”.
[4] Inventore anche del primo microprocessore, l’Intel 4004.
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